Una nuova alba.
Il sole appena spuntato entra di forza fra le fessure delle vecchie ante, marcite al sole, abbandonate al vento.
Come un lama di ambra color dell’ocra, entra il raggio del domani che luce da ad ogni angolo della stanza dove il bardo dorme; spossato e frastornato egli apre gli occhi quasi incredulo, tastandosi il volto per accertarsi d’essere ancora su quello schifoso mondo lasciato ad annegare nel profumo della buona birra la sera prima.
Un poco assonnato ma irto sugli arti, va verso l’uscita meravigliandosi di se stesso.
Niente testa fra le gambe oggi, niente incubi diurni, solo un vano sorriso stampato fra le fronde della barba.
Esce svelto, portando con se spada, carta e penna di nibbio; si guarda attorno sorridendo a quel tiepido sole invernale che illumina le colline tutt’intorno ingiallendole di luce.
Poco più avanti contadini già stanchi vanno trascinando il carretto assieme ai loro maiali, la cosa a cui più tengono, per la quale la maggior parte ha venduto i propri figli all’esercito e le figlie alle luride mani dei possidenti lor padroni.
Guarda e scrive il nostro cantore, intento ad ammirare le bellezze di una natura così categorica e assente nonostante il suo far circondariale, da accostarsi alla bruttura di una società scarna e uguale…piatta, laida e rassegnata.
Ragazzine si vendono nelle osterie, baldi giovani partono per cercare fortuna tra i briganti, vecchi sciatti s’annegano in quel che rimane del fondo più putrido del vino più scadente.
E de’ padroni non fanno scempio.
Proprio uno di quei nobiluomini ferma il bardo e gli chiede:
''Ehi menestrello, canta qualcosa alla mia dama qui presente…ti guadagnerai qualche soldo''.
Dopo aver squadrato la coppia di signori imbellettati il cantastorie risponde:
''A quanto pare lor signori non sfruttano la magnificenza delle loro ampie biblioteche…lasciate che, senza chiedere compenso alcuno, io vi insegni un po’ della lingua corrente.
Quella che vi da braccetto e che voi chiamate dama, nell’esattezza linguistica si chiama baldracca;
provate anche voi su… bal-drac-ca. ripetete con me! Perché di questo si tratta; vendeva le sue carni ai bavosi di un’osteria famosa nella prossima città…un paesotto nel quale m’ha già portato il mio errare e dove m’han detto che la puttana più famosa del circondario, se l’era battuta col signorotto di qui, caduto nella trappola come un povero cretino, ammaliato come suino davanti alle rape.
Coprirla d’oro e vesti non ha cambiato la sua natura, come girare con un libro sgualcito sotto braccio non cambia la vostra.
Lei rimane una baldracca mentre voi restate uno “sciagurato” che la passa per dama. ''
Finito l’avvelenato discorso il nobile estrae la spada per sfidare a duello il bardo che però gli vola al collo disarmandolo e attaccandolo al muro come un cotechino in stagionatura.
''Lasciate perdere lor signore'' sussurra il cantore.
''La pellaccia ho intenzione di lasciarvela…toltavi la maschera da giullare esce al sole la faccia da scemo del villaggio. Tutti quanti vi si inchinano ma per quanto mi riguarda la dignità l’avete persa…come il buon gusto per le donne.
Andrò in un’altra città credetemi, non starò qua a cantar del nobile e la dama. E su, fate un sorriso, perché stasera brinderò a voi messere, più d’una volta! Perché alle vostre “dame” preferisco una damigiana.''
Così detto il bardo lasciò il possidente a terra tremante come una foglia, avviandosi per le colline fischiettando, canticchiando e annotando con penna di nibbio gli spettacoli che la natura gli offre…unica consolazione per il suo animo, grande prova del fatto che forse un errore nell’evolversi c’è stato.
martedì 16 febbraio 2010
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...a quel che pare la mia vacanza imposta non ha portato differenze sostanziali...
RispondiEliminaun poco più affilato, un poco più prolisso...
saluti
tanta stima per il bardo che, senza peli sulla lingua, chiama le cose col loro nome..
RispondiElimina(ogni evoluzione commette i suoi passi falsi..)
eh già plasti...inutile nascondere le cose sotto un velo di seta.
RispondiEliminail bello di una lingua varia è che puoi attribuire ad ogni cosa un nome preciso...usiamola :D
saluti
Esaustive Tutte Le Parole ^-^
RispondiEliminaWow Ma, Sei Bravo Davvero Mio Cantore!
Elogio a Te, Giovane Bardo.
Giovine nella Carne, Aggiungo.
Un'Abbraccio..
la mia donna...a dirla tutta temevo avrebbe trovato volgare questo nuovo tassello del muro...invece :)
RispondiEliminala ringrazio per l'elogio, con la promessa che mai parole verranno spese invane, almeno qui...
saluti
“alle vostre dame preferisco una damigiana” eheheheheheh !
RispondiEliminaniente di meglio per annegare un dolore o aiutare un sogno,trovare conforto e allegria, coraggio e comprensione, calore e trascendenza. ehm… non potevo non soffermarmi su quelle parole, soffermarmi…. sulla damigiana!
alla nostra, caro bardo!
manca solo il nostro, ormai proverbiale, eeeh una volta...
RispondiEliminaricordo, ispirazione, sogni, immagini...tu cogli il valore delle cose semplici e fantastiche, come una coppa di vino...
alla nostra, caro battello!
ps...c'è chi ci considera due comari :D
le allegre comari brindino, brindino.. in un film, "appaloosa", lo sceriffo a domanda rispondea "no, non bevo molto". juke, tu mi rammenti angelina, quella che canta vittoria, chiama i ricordi col loro nome, volta la carta e finisce in gloria.. anzichenò la porta di legno marcio... le fronde della barba.... uhm..
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