Quattro nere pareti, il lugubre sfondo del mio teatro dell’assurdo.
Una stanza buia, il palco dove quasi ogni notte mi esibisco nella patetica parte di colui che rimugina, rimesta, rimpiange.
Steso sul letto, altare sacrificale, occhi spalancati e impotenti nelle tenebre, mi immagino vuoto mentre un liquido mi riempie, come una botte…sale, su fino all’orlo…ricordi, pensieri.
Una lacrima sbuca fra palpebra e bulbo oculare, come la lingua del ghiacciaio avanza lenta e gelida, solcando la terra , creando la valle: un altro squarcio sul volto.
Ed ecco che in quel momento il rancoroso demone dell’agonia mi erutta dal ventre, infila la mano violenta nel petto, afferra il mio cuore e per quello mi trascina dentro me stesso.
Un involuzione balenante…mi trovo, con una sorta di fantasma del passato accanto a mirar due quadri, due scene.
Nella prima vedo il bardo di qualche tempo fa che cinico e spietato ritrae il mondo e la sua vigliaccheria, descrivendone la gretta condizione e la pochezza d’animo.
Fiero e spregevole para qualsiasi colpo del nemico, tira brucianti affondi nel ventre dell’ipocrisia, squarcia le carni della morale, ghignando e starnazzando frasi di disprezzo.
Nell’altra lo vedo, pochi istanti fa, steso sul letto…occhi sgranati nel buio, corpo immobile; una lacrima gli solca il viso.
Che scena patetica…mentre la storia avanza, col mondo agonizzante ridotto ad un ciarpame, guazzabuglio di mediocrità, lui sta lì…a compatirsi, a rimuginare ad aspettare che la noia e la stanchezza gli ridonino il sonno.
Inerme come un cadavere che attende il freddo becco dei corvi, lascia che la gloria esploda attorno a lui.
Distrutto da quella visione mi ci butto, come se tentassi di ammazzarlo…mi sveglio e mi ritrovo in quella scena, dalla parte dell’attore.
Sono autore, direttore e pubblico della mia iniquità, maestro del mio divenire carne da macello per quel futuro che mostra solo disarmo.
Niente sacrificio, niente vittoria…nessun sacrificio, nessuna gloria.
Quel folle gesto che non oso fare è la chiave per quel radioso futuro che tanto inseguo e la mia rabbia, balenante come una spada, non sa se trafiggere il primo bersaglio a tiro o il braccio stesso che la muove.
Registro questa notte tra la muffa delle memorie: è un’immagine, sarà parola.
Di certo domani avrò scordato metà di ciò che ho in mente, ma ciò che ho nel cuore sarà ancora tale: la stessa melma, il medesimo ardore.
lunedì 11 gennaio 2010
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eccoVi un pazzo di me, affisso sul muro come si concerne a tutte quelle rappresentazioni dell'animo che ne sono i mattoni...
RispondiEliminasaluti
" ..carne da macello per quel futuro che mostra solo disarmo.. " (è tanto densa, questa frase, che mi viene da ripeterla a voce alta..)e di notte, quando finalmente ti fermi, o spegni la testa, o ci pensi di continuo, spezzando respiro e sonno..
RispondiEliminaben tornato, warrior..
grazie Plasti, è un piacere per me tornare da voi...sai come la penso su chi mi ascolta e sa ascoltare...
RispondiEliminachi poi carpisce il peso del verbo ;)....
saluti
Il Buio Avvolge e Una Lampada Punta Il Muro.. …Sporco è il Muro Della Coscienza.
RispondiEliminaIl Tempo Si Piega alle Esigenze..
Riflesso Dentro Lo Specchio e Il Respiro Riempie quella Stanza, Una Volta ancora.
Coordinate..
Notte Serena Sia Questa.
Mio Cantore a presto..
io non ho mai pensato di scagliarmi a testa bassa contro lo sterminato esercito dei futili e banali esserini che assediano la mia esistenza. non ho mai impugnato la spada, in questo senso. li lascio fare. la mia battaglia è improntata a non abbandonare mai il mio avamposto/la mia anima. in questo senso non mi sono mai arreso. e ne vado fiero. non li minaccio, con la mia spada, quegli esserini. li guardo solamente con un misto di sdegno e freddezza. e penso tutte le volte “poveri loro, oh poveri loro”. mi sento fortunato. solo, diverso, maledetto, dannato. fortunato.
RispondiEliminase mi dovessi accorgere che quell’esercito sta per allungare le mani sul mio amato avamposto, beh, l’ultimo gesto dell’eroe romantico mi verrebbe incontro, liberatorio e consolante. non potrei guardarmi allo specchio sapendo che sono diventato “uno di loro” .per non essere come loro ho sacrificato quella che chiamano “felicità”. e va bene così. ehm… la pianto qui.
La mia donna...il respiro esce troppo caldo e inforverato, per una stanza così fredda e tetra...è subito nebbia, condensa, vapore...
RispondiEliminaun piacere ritrovarLa, saluti
ecco batt...hai compreso.
RispondiEliminala differenza è che mi trovo già al capitolo sucessivo...quello in cui le mani degli esserini sono assai vicine all'avamposto.
Urge combattere...presto e con veemenza.
saluti
http://www.youtube.com/watch?v=1Bkw3Wx8ZCA
RispondiEliminatoc-toc warrior.. ti lascio un link, copia e incolla.. non so se la conosci già, fatta così! loro comunque sono un gruppo che adoro.. se ti avanza tempo senti anche flying, are you there e one last goodbye.. vabbè, magari conosci già tutte..
'notte, cià cià :)